[vc_row center_bck_image=”no”][vc_column][vc_column_text]
In questi ultimi anni di lavoro come traduttrice mi è capitato spesso di notare che si fa tanta confusione tra il ruolo di traduttore e interprete. Non solo tra persone che giustamente non conoscono il settore e quindi possono sbagliarsi, ma ho sentito questo errore fatto anche da giornalisti o persone che dovrebbero essere vicine al mondo della traduzione e dell’interpretariato.
Si tende infatti ad usarli come sinonimi e a dare per scontato che una persona specializzata in uno dei due campi possa occuparsi di entrambe le cose.
Sono ovviamente accomunati dalla conoscenza della lingua con cui si lavora ma per il resto il traduttore e l’interprete sono due figure piuttosto diverse con specializzazioni ben definite.
Per prima cosa si può semplificare dicendo che il traduttore si occupa di testi scritti mentre l’interprete di messaggi verbali.
Proviamo però ad entrare più nel dettaglio e a chiarire questa distinzione.
Iniziamo proprio dagli studi che bisogna fare per intraprendere le due carriere.
[/vc_column_text][vc_column_text]
Come diventare traduttore?
Il primo passo per diventare traduttore è frequentare una laurea in lingue, mediazione linguistica o traduzione.
Durante il percorso di studi è preferibile fare anche un’esperienza all’estero.
Dopo la laurea triennale potete scegliere di intraprendere una laurea magistrale in traduzione, oppure decidere di frequentare dei master in traduzione.
La cosa più importante della traduzione è quella di specializzarsi in settore specifici, scegliere quindi il proprio ramo di appartenenza e proseguire su quella strada.
Se per esempio vi sentite portati per le materie giuridiche ci sono molti corsi di specializzazione in traduzione giuridica che potreste frequentare. Se invece magari la vostra passione è la moda, troverete corsi di specializzazione in traduzione per il settore moda.
La cosa bella della traduzione però è che, se si vuole diventare traduttori, non siete obbligati ad intraprendere solamente il percorso di studi appena indicato. Conosco infatti colleghi laureati in giurisprudenza o medicina o altri campi che, avendo una grande conoscenza della lingua straniera con cui lavorano ed essendo altamente specializzati nel settore della loro laurea, sono diventati dei bravissimi traduttori.
[/vc_column_text][vc_column_text]
Come diventare interprete?
Se volete invece intraprendere la carriera di interprete il consiglio è quello di frequentare subito la laurea in traduzione ed interpretazione. Le migliori in Italia sono considerate quelle di Forlì e di Trieste.
Se non fosse possibile frequentare da subito questi corsi di laurea va benissimo anche partire da una laurea in lingue o mediazione linguistica per poi specializzarsi in seguito.
La cosa fondamentale è ovviamente avere una conoscenza altissima della lingua da cui si traduce, bisognerà conoscere non solo la grammatica ma tutte le sue sfumature. Il consiglio anche in questo caso è quello di fare molte esperienze all’estero.
Oltre alla conoscenza della lingua, nelle università per interpreti vi verranno insegnate tutte le tecniche per riuscire a seguire un servizio di interpretariato. Non basta infatti conoscere la lingua perfettamente ma bisogna anche essere veloci nell’ascoltare e nel saper tradurre quasi nello stesso momento.
[/vc_column_text][vc_column_text]
Queste competenze si acquisiscono molto attraverso l’esperienza quindi vi consiglio di effettuare uno stage, magari all’estero.
Anche in questo caso comunque dovreste specializzarvi in settori che sentite più vicini a voi.
Entriamo adesso nella pratica.
Cosa fa un traduttore?
Esistono due tipi di traduttore: traduttore letterario e traduttore settoriale.
Il traduttore letterario è colui che si occupa di tradurre libri. Generalmente quindi lavora con le case editrici.
Il traduttore settoriale invece è colui che si occupa di tradurre vari tipi di documenti nel proprio settore di riferimento (es. traduttore enologico, traduttore giuridico, traduttore tecnico, ecc.). Lavora quindi con privati, aziende o con agenzie di traduzione.
Entrambe le tipologie di traduttore però lavorano con testi scritti e, se sono freelance, hanno anche la libertà di poter lavorare dove vogliono, basterà avere il proprio computer.
Cosa fa un interprete?
Se il traduttore lavora quindi con carta e penna (o forse dovrei dire con tastiera e mouse), l’interprete lavora con la propria voce. Il suo compito infatti è quello di rendere possibile la comunicazione simultanea di soggetti che non condividono la stessa lingua.
Per farlo, occorrono notevole capacità di concentrazione, attitudine al public speaking, chiarezza dell’eloquio e velocità di reazione.
L’interprete dovrà quindi avere la possibilità e la volontà di spostarsi e viaggiare frequentemente per potersi dirigere verso i luoghi in cui si svolgerà il servizio di interpretariato.
Nonostante queste distinzioni, nulla toglie comunque ad un traduttore professionista di cimentarsi nell’interpretariato e ad un interprete di dedicarsi alla traduzioni. Trattandosi però di professioni che, come abbiamo visto, richiedono studi e abilità differenti, consiglio sempre di assicurarsi che la persona a cui state per affidare il servizio di traduzione o interpretariato sia quella giusta.
Non bisogna mai dare per scontato che “visto che quella persona conosce bene quella lingua” allora significa che “quella persona può fare tutto con quella lingua”.
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]


