[vc_row center_bck_image=”no”][vc_column][vc_column_text]
A causa della recente pandemia che sta cambiando il nostro modo di lavorare, mi è capitato recentemente di dover tradurre molti testi in cui si fa riferimento allo smart working. Questa parola è ormai entrata di diritto nel nostro vocabolario e la sentiamo ogni giorno. In inglese però il termine smart working non si riferisce al “lavoro da casa” che intendiamo noi.
Cosa fare quindi se ci capita di tradurre un anglicismo di questo tipo?
Una volta per esempio mi sono trovata di fronte la seguente frase:
“Un luogo dove avrete a disposizione spazi idonei e strumenti necessari per svolgere smart working, meeting o qualsiasi vostra attività da remoto”
Chi non conosce le sfumature della lingua inglese, o un semplice traduttore automatico, avrebbe tradotto nel seguente modo:
“A place where you will have suitable spaces and necessary tools to do smart working, to have meetings or any other business activities you need to do”
Ma questa frase tradotta letteralmente sarebbe stata corretta? Un fruitore anglosassone avrebbe percepito il senso? Anche per loro il termine smart working ha lo stesso significato che utilizziamo noi?
Assolutamente no. In inglese smart working indica infatti una modalità di lavoro flessibile con processi migliorati e ricorso a tecnologie e strumenti che rendono il lavoro più funzionale perché agiscono in modo “intelligente” (smart).
Come tradurre dunque quella frase nel modo migliore?
Un traduttore professionista che conosce bene la lingua con cui lavora e che si aggiorna continuamente sulle nuove terminologie saprà che i termini corretti da usare per indicare il “lavoro da casa” sono “working from home” o ancora meglio “remote working – work remotely”.
La giusta traduzione della frase indicata sopra sarà dunque:
“A place where you will have suitable spaces and necessary tools to work remotely, to have meetings or any other business activities you need to do”
[/vc_column_text][vc_column_text]
Questo breve esempio serve proprio a far capire quanto sia importante affidarsi ad un traduttore competente che conosce bene le sfumature della lingua con cui lavora. Come la situazione riportata se ne incontrano tantissime e una delle complessità del lavoro del traduttore è proprio quella di riuscire a riportare perfettamente quanto il cliente vuole comunicare al proprio interlocutore senza intercorrere in malintesi o fraintendimenti.
Il traduttore deve quindi cercare di “tramandare” (dal latino tradere) tutto questo complesso di caratteristiche e di sfumature dal testo di partenza a quello di arrivo.
L’atto del tradurre non è dunque solo una questione di testo, ma anche e soprattutto di contesto.
Tornando un po’ indietro nel tempo… sapete da dove nascono le varie lingue? Avete mai sentito parlare della Torre di Babele?
La nascita della Torre di Babele è presente nella Bibbia, nel libro della Genesi. Si narra che in principio tutti gli uomini parlassero una sola lingua. Essi, forse spinti da un desiderio di grandezza e di elevarsi a Dio, vollero innalzare una torre altissima che arrivasse al Cielo. Secondo un’interpretazione allegorica del racconto biblico, Dio non apprezzò particolarmente questa ambizione degli uomini, da lui percepita come atteggiamento di sfida nei suoi confronti, e fece in modo che il loro progetto non giungesse a termine. Dio per questo volle punire le genti e le condannò all’incomprensione reciproca, dando origine ad una moltitudine di lingue differenti nel mondo.
Possiamo quindi concludere ribadendo l’importanza del traduttore in quanto colui che combatte ogni giorno l’incomprensione reciproca.
[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]


